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È il “mezzo di trasporto” più antico, eppure non passerà mai di moda. Viaggiare a piedi è si il modo più faticoso di raggiungere la propria destinazione, ma è sicuramente anche il più intenso, profondo ed emozionante
Camminare di per sé è una forma di esercizio fisico che giova al corpo e di conseguenza anche alla mente. Mettersi in cammino però, significa molto di più. Significa ammettere a se stessi di essere alla ricerca di qualcosa, anche se, spesso, non si ha ben chiaro cosa. Significa essere pronti a fatiche e sacrifici, fisici e mentali.
Mettersi in cammino significa scegliere la lentezza alla frenesia del mondo contemporaneo. Con tutto ciò che lentezza, fatica e, in alcuni casi solitudine, comportano.
Quando sei lì, solo, sulla strada, con le tue gambe ed il tuo zaino, non c’è scampo. È già iniziato un cambiamento dentro di te, che sia minimo o radicale. Farai inevitabilmente i conti con i tuoi pensieri, le tue paure, e vivrai a pieno i momenti di meraviglia e gioia che ti si presenteranno lungo la strada.
Perché sì, una cosa è certa: sulla strada ci sarà sempre qualcosa o qualcuno pronto a sorprenderti.
Tutti conoscono probabilmente il cammino per eccellenza: il Cammino di Santiago, in Spagna. Ed il mondo è pieno di cammini spirituali e lunghissimi trekking in regioni paesaggisticamente incredibili, ma è pur vero che il viaggio non è solo una questione geografica.
Spesso non è necessario andare tanto lontano per vivere esperienze uniche. Anche il nostro Bel Paese è pieno di cammini, più o meno lunghi, più o meno wild, più o meno spirituali, ma che attraversano luoghi ugualmente spettacolari e, capaci di lasciare il segno. Se quest’estate volete vivere un’esperienza di viaggio diversa, ecco alcuni dei migliori cammini  d’Italia.

1. Via degli Abati

Un tempo era la via percorsa dai pellegrini provenienti dalla Francia e dalle Isole Britanniche che, diretti a Roma, facevano visita all’abazia di Bobbio per rendere omaggio alle spoglie di San Colombano. Successivamente venne utilizzata proprio dagli abati di Bobbio (vicino Pavia) per raggiungere la città del pontefice.
Oggi il percorso si ferma nella località toscana di Pontremoli, ed è lungo circa 190 km. Essendo la variante montana del corrispondente tratto della più celebre Via Francigena ha un dislivello complessivo di oltre 6000 metri e ne rappresenta una versione leggermente più impegnativa.
Ma verrai ampiamente ripagato dalla possibilità di scoprire l’Appennino nella sua parte più naturalistica ed incontaminata. Si sviluppa infatti quasi interamente su sentieri e vecchie mulattiere.
E sarai in Toscana. Ottimo cibo, buon vino e la tipica calorosa ospitalità dei toscani saranno un meritato ristoro, dopo le lunghe giornate di cammino.
Essendo un percorso abbastanza in quota, è consigliabile percorrerlo nei mesi più caldi, preferibilmente durante il periodo estivo.


Via Francigena

E la Via Francigena, invece? Risalente al Medioevo, è il cammino di oltre 3000 km che veniva percorso dai pellegrini d’Oltremanica (ma anche da mercanti e soldati) dalla città di Canterbury a Roma e oltre, fino ai porti della Puglia.
Il cammino attraversa per un brevissimo tratto il sud dell’Inghilterra, taglia in due la Francia, e valica le Alpi passando per la Svizzera e per Aosta. Poi giù, fino alla Città Eterna attraversando secoli di storia.
Così come in Spagna lungo il Cammino di Santiago, anche lungo la Francigena ai pellegrini muniti della Credenziale sarà garantita una sistemazione per la notte nelle strutture predisposte o in quelle convenzionate, che per loro riservano prezzi vantaggiosi. Certo, alcune di queste potranno risultare un po’ spartane, ma i servizi base sono sempre garantiti.
E poi ogni viandante a conclusione di ogni tappa può confidare in un sorriso, un bicchiere d’acqua, e nell’aiuto a togliersi il pesante zaino. Umanità e solidarietà permeano ogni chilometro di questo antico cammino.

Il cammino delle 100 torri

Non solo entroterra, questo incredibile percorso, infatti, compie il periplo della Sardegna senza mai allontanarsi dalle coste. Si tratta di quasi 1300 km (450 dei quali sulle meravigliose spiagge sarde) da percorrere in circa 60 giorni, sempre a stretto contatto con il mare.
Sul cammino incontrerai 105 torri, costruzioni che che sin dal Medioevo costituivano il sistema difensivo e di comunicazione lungo la costa dell’isola. Avrai la possibilità di apprezzare le differenze tra i paesaggi della costa occidentale e quelli della costa orientale. Si passa infatti da luoghi diventati ormai simbolo, a luoghi più remoti. Esclusi questi ultimi, sarà sempre possibile dormire nei “campi base” adibiti nei numerosi campeggi dell’isola.
Un’esperienza straordinaria tra mare e avventura.


  Il Sentiero degli Dei

Come si evince dal nome, non è un vero e proprio cammino.Questo sentiero infatti è lungo soltanto 10 km. Si percorre in circa 3-4 ore e collega i paesini di Agerola e Nocelle sopra Positano, nell’incomparabile scenario della Costiera Amalfitana.
Camminerai a una media di 500 metri di altezza a picco su uno dei mari più blu che tu possa immaginare. Non servono parole, basta solo essere lì e meravigliarsi.
I periodi da evitare sono l’inverno inoltrato e i mesi più caldi dell’anno, in quanto lungo il percorso ci sono pochissimi ripari dal sole, e il calore può risultare la difficoltà maggiore nel percorrere uno dei sentieri più famosi d’Italia. Anche se il Sentiero è ufficialmente chiuso nel suo ultimo tratto, è comunque possibile percorrere una sua variante altrettanto spettacolare che chiudendo un anello arriva nel sottostante paesino di Praiano.
La scelta migliore per le prossime settimane o da settembre in poi. In ogni caso, per durata e bellezza, è assolutamente da provare almeno una volta nella vita.

   TREK 2019...ANDIAMO

Nell’alta Val di Merse, isolato da tutto, immerso in un bosco di cerri e lecci si trova un castello che proprio a causa del luogo remoto in cui fu costruito fu battezzato con un nome insolito: Castiglion che dio sol sa, Castel Balzetti.Castiglion che dio sol sa


Per arrivare a questo castello sperduto in mezzo alla fiorente vegetazione primaverile si può seguire un bel percorso del CAI (n°400) che parte dal piccolo borgo di Brenna. Una volta giunti a Brenna dovete seguire per la pizzeria il Vecchio Tinaio, da cui in pratica parte il sentiero CAI.
Una buona parte del percorso che si snoda nel bosco tra gore, ponticelli in pietra e segue da vicino le acque verdi del fiume Merse: se volete fare il percorso in estate portatevi il costume: il fiume è splendido e un bel tuffo rinfrescante ogni tanto può rendere quest’escursione indimenticabile!!

Castiglion che dio sol sa, fiume Merse
Lungo il sentiero abbiamo avuto modo di vedere la steccaia, per regolare il flusso delle acque e alcuni mulini, come il Mulino Ricausa, probabilmente edificato intorno al 1318, come pertinenza del castello. Grazie a successivi rifacimenti il mulino è rimasto attivo fino alla metà del secolo scorso. Ancora presenti le macine, alcuni pali originali e la struttura dell’edificio con due volte a botte.


Dal Mulino di Ricausa dopo una salita di 200 metri e una di 100 si arriva al bel castello di pianta quadrangolare, con un imponente mastio in pietra.
Castiglion che dio sol sa, macine del Mulino RicausaLa struttura è stata parzialmente restaurata e consolidata negli anni ’80. Le mura sono alte e non si riesce a vedere l’interno se non dalle grate di due cancelli che ne sbarrano l’ingresso.
Il castello risale al XIII secolo ed era sotto la giurisdizione di Siena, anche se godeva di una certa autonomia poiché la Repubblica Senese non vi inviava alcun rettore per suo conto. Nel 1318 apparteneva alla potente famiglia dei Saracini.Castiglion che dio sol sa, interno
L’interno di Castiglion che dio sol sa è molto bello. La struttura si articola introno ad un piccolo cortile centrale su cui si aprono due scalinate: la più alta delle due conduce a una stanza ampia con scale interne parzialmente crollate, un grande camino ben conservato e l’angolo cucina che si trova dove doveva esserci il sottoscala. Lungo la scalinata si può accedere ad una piccola torretta dove si trova il forno e un pozzo. Sul lato opposto c’è l’ingresso di quella che doveva essere la piccola chiesetta, di cui si conservano ancora vaghe tracce di decorazioni pittoriche. Dalle alte finestre si vede solo il verde del bosco e nulla più. Il Castiglion che dio sol sacastello è bellissimo, mentre guardiamo fuori dalle finestre ci sentiamo come un castellano in attesa di qualche rifornimento.
Per il ritorno abbiamo due possibilità: tornare sui nostri passi lungo il sentiero che costeggia il fiume o proseguire lungo il percorso anello che passando per le Sugherelle, Montestigliano e Mulino del Pero ci avrebbe riportato a Brenna. Ma al solito i nuvoloni sopra le cime degli alberi sono minacciosi e preferiamo la strada più breve, torniamo così sui nostri passi.
                                                    IL CASTELLO DI SASSOFORTE
La Toscana si sa è ricca di castelli, oggi vi vogliamo parlare del Castello di Sassoforte (Grosseto) fu edificato probabilmente intorno al X-XI secolo sul massiccio di Sassoforte, a quasi 800 metri di altezza. Fu a lungo proprietà della potente famiglia degli Aldobrandeschi, fino a che finì nell’orbita senese. Il castello venne però precocemente abbandonato, la popolazione si trasferì infatti nel più recente insediamento di Sassofortino.
Castello di Sassoforte

Come arrivare al castello di Sassoforte

Per visitare la fortificazione è necessario arrivare al paese di Sassofortino, da lì si deve prendere una stretta strada che porta al piccolo, ma grazioso, parco comunale (segnalato), dove è possibile parcheggiare l’automobile. Attraversato il parco a piedi, si segue il sentiero che passa di fianco ai campini da calcio e si continua a seguire la strada, che si allarga e diventa sterrata. Dopo un po’ di fronte ad un cancello di legno troverete una strada (sulla vostra sinistra), prendetela (se non la trovate, poco male, più avanti ce ne è un’altra segnalata come percorso CAI) e continuate a salire.

La passeggiata fino al Castello di Sassoforte

Il bosco si articola su entrambi i lati della strada, qualche raggio di sole filtra attraverso le chiome dei secolari castagni e illumina le foglie facendone risplendere i bellissimi colori autunnali. La stagione migliore per compiere quest’escursione è l’autunno.

Il tappeto di foglie sotto i nostri piedi non scricchiola, l’umidità lo ha bagnato e si sente solo il pesante fruscio che producono i nostri piedi spostando le foglie o i loro frammenti. Nascoste tra esse ci sono numerose castagne e ricci. Iniziamo a vedere enormi costoni di roccia ricoperti di una morbida e verde borraccina. Dopo la bella e lunga camminata arriviamo sula sommità: altissime pareti in pietra ci accolgono lasciandoci senza fiato. Gli alberi ne impediscono una completa visuale. Il castello è abbandonato da moltissimo tempo, la natura si è ripresa questo spazio, ormai da secoli.

                                     CASTELVECCHIO SUL MONTE CORNOCCHIO


 

Durante una delle nostre minuziose ricerche di castelli visitabili in giornata ci siamo imbattuti in Castelvecchio sul monte Cornocchio, posto tra la famosa San Gimignano e l’altrettanto famosa Volterra.

Castelvecchio sul Monte Cornocchio
Fin dalla sua fondazione, avvenuta per mano dei Longobardi, il castello ebbe un importanza strategica non trascurabile per le dinamiche territoriali e politiche della Toscana medievale. Sembra che la cima del colle fosse però abitata fin dall’epoca etrusca. Nella seconda metà del XV secolo il borgo era già abbandonato, con la conquista da parte di Firenze perse infatti la sua ragion d’essere.
il mastio, CastelvecchioIl borgo fantasma di Montingegnoli
Montingegnoli è una piccola ghost town tra le valli del fiume Cecina e il Merse, un vero tesoro per gli amanti dei piccoli borghi abbandonati .
Il borgo fantasma di Montigegnoli
Non appena abbiamo scoperto la sua esistenza siamo partiti alla sua ricerca e non ne siamo rimasti delusi, anzi è entrata subito a far parte delle nostre ghost town preferite.
Montingegnoli ha un suo fascino particolare dovuto soprattutto all’ottimo stato di conservazione in cui si trova e alla sua particolare piazzetta centrale.
I primi riferimenti al Castello di Montingegnoli risalgono addirittura al 1156 e nonostante i numerosi rimaneggiamenti subiti nei secoli, ha mantenuto l’originario aspetto semicircolare che lo caratterizza e lo dota di un fascino particolare.Il borgo fantasma di Montigegnoli
L’aspetto ben conservato dà a Montingegnoli un’aura misteriosa e anche un po’ spaventosa, come se i suoi abitanti fossero spariti tutti d’un colpo e infatti è andata più o meno così: nel 1833 aveva 220 abitanti poco più di un secolo dopo nemmeno uno.
In realtà come moltissimi altri borghi rurali si è semplicemente spopolato nel dopoguerra quando i suoi abitanti sono emigrati altrove, soprattutto verso le città, in cerca di migliori opportunità di vita.
Il borghetto di Montigegnoli ad oggi è proprietà privata e è stato messo all’asta in attesa di un compratore. Per questo motivo non si può accedere alla piazza circolare, ma si può arrivare fino alla piccola chiesetta subito di fianco e da lì si può scattare qualche foto.  Vi consigliamo quindi una gita da quelle parti prima che qualcuno se lo compri e diventi totalmente inaccessibile.
Il borgo fantasma di Montigegnoli
Come arrivare a Montigegnoli
Da Radicondoli prendere la strada provinciale delle Galleraie direzione Belforte, superate il bivio a sinistra che porta a Belforte, poi il bivio a destra che porta ad Anqua e dopo 700 metri parcheggiate nello spiazzo che vedrete alla vostra destra. Qui vedrete la stradina sterrata che in 5 minuti vi condurrà al paesino.
Il borgo fantasma di MontigegnoliEscursione tra i boschi dei partigiani alla ricerca del Castello d’Elci
Attraverso i sentieri che solcano un territorio è possibile respirare la storia, quella vera fatta di paesaggi, persone, sentimenti e azioni. La scorsa domenica abbiamo camminato su percorsi quasi sconosciuti alla scoperta della silenziosa Val di Cecina, immersi nei boschi che ospitarono e che furono teatro di combattimenti dei partigiani, per poi proseguire alla ricerca di uno stabilimento termale ormai abbandonato e di un castello antichissimo di cui oggi rimangono solo le rovine. Un percorso bello e affascinante che ci ha fatto apprezzare e conoscere ancora di più la Maremma Pisana, idilliaca campagna toscana.Escursione tra i boschi dei partigiani alla ricerca del Castello d'Elci, il Capanno dei Partigiani

L’escursione si snoda tra i boschi di cerri e di lecci che ricoprono le colline, ogni tanto tra gli alberi si aprono bei panorami della zona. I numerosi ruderi dei poderi che incontriamo ci testimoniano la passata destinazione agricola dell’area, di cui ormai sono quasi l’unica traccia. Gli abitanti della zona nascosero, accolsero e aiutarono i gruppi partigiani che operarono nella zona del Carline, dove operò anche lo scrittore Carlo Cassola. Il capanno dei partigiani, restaurato a ricordo dell’azione partigiana, fu occupato per difendersi dall’attacco di truppe fasciste da un gruppo di combattenti che poi decise di rimanervi. Il capanno dei Partigiani fu utilizzato dalla 23° Brigata Garibaldi “Guido Boscaglia”
Durante il percorso abbiamo poi visitato le terme delle Galleraie, antiche terme conosciute già in epoca etrusca. nel XIX secolo vi fu costruito uno stabilimento termale, restaurato poi nel 1987 ed oggi nuovamente in stato di abbandono. L’ingresso è segnalato da un cancello chiuso (sulla destra c’è un passaggio pedonale aperto) che porta in un ampio giardino abbandonato. Il sentiero è ancora libero di vegetazione, per cui l’accesso al complesso è agevole. La struttura è enorme, sembra sia stata abbandonata da poco, in terra alcuni fogli datati 2002 ci fanno intuire che l’abbandono è stato veramente recente. Divanetti, macchinari, bar sempre corredati da bottiglie, il luogo sembra appena abbandonato ed è un po’ spettrale, ma esplorarlo è molto divertente.Escursione tra i boschi dei partigiani alla ricerca del Castello d'Elci, vista del castello d'Elci
L’ultima tappa dell’escursione è stato il castello d’Elci, di cui si hanno tracce precedenti all’anno 1000. Fu uno dei centri abitati più popolosi e importanti della zona di Radicondoli, proprietà della famiglia Alberti e poi dei Pannocchieschi, fu distrutto due volte dai senesi nel corso della sua storia. Oggi rimangono oltre i resti della chiesa di sant’Antonio da Padova e del cassero, alcune case semi-crollate del borgo che sorse ai piedi del castello.
Il sentiero purtroppo non è segnato e neppure molto frequentato (non abbiamo incontrato anima viva!) quindi è necessario seguire con attenzione le nostre precise indicazioni per non perdersi.

Escursione tra i boschi dei partigiani alla ricerca del Castello d’Elci: il sentiero, indicazioni

Siamo partiti dall’immensa villa-fattoria di Anqua, costruita nel 1572 dai Pannocchieschi d’Elci. Abbiamo parcheggiato l’auto subito prima dell’inizio della fattoria, nei pressi di una cabina elettrica e di una croce, posti in cima ad una strada bianca che scende verso la valle. Abbiamo seguito la strada in discesa che ci ha condotto ad un guado di cemento del Riomaggio, piccolo torrente dalle acque cristalline. Oltrepassato il guado vi troverete di fronte al cancello di una splendida villa, seguite il percorso sulla sinistra.Escursione tra i boschi dei partigiani alla ricerca del Castello d'Elci, fontanella di acqua non potabile
Il sentiero inizia a salire, oltrepassiamo una sbarra che introduce al Parco del Carline. Ignoriamo il primo incrocio sulla destra (Podere Falisei), dopo 150 metri all’incrocio successivo manteniamo invece la destra (al ritorno arriveremo dalla strada a sinistra). Osserviamo una vecchia postazione di perforazione e svoltiamo a destra poco dopo aver superato un vecchio rudere (lasciamo il sentiero B2 per il B7). Finalmente giunti al vecchio Podere Santa Margherita la strada si fa un po’ pianeggiante (anche se per poco!). Proseguiamo lungo il sentiero B7, di nuovo in salita, (quello su cui eravamo, non svoltiamo a destra dopo il podere) fino a che non giungiamo ad una ampia curva di una strada bianca sulla destra e dopo circa 300 metri seguiamo le indicazioni per il capanno dei partigiani (svoltiamo a sinistra). Dopo circa 1 km scorgiamo il capanno dei partigiani, una struttura in muratura, restaurata a testimonianza della loro opera coraggiosa, e una fontanella di acqua potabile dove è possibile rifornirsi di acqua. Seduti ai tavolini all’aperto ci rifocilliamo in mezzo ai fusti degli altissimi cerri, adornati solo da qualche verde germoglio. Ripartiamo e superiamo alcune lapidi che riportano il nome di alcuni combattenti che hanno voluto essere sepolti tra questi boschi in cui hanno lottato, sofferto e gioito.
Il sentiero prosegue in discesa e ci conduce ad una catena. Una volta superata ci teniamo sulla sinistra. Dopo un po’ incontriamo un grande agriturismo sulla destra ed una fontanella di acqua non potabile sulla sinistra. Proseguiamo in discesa tenendo la destra fino a giungere al ristorante di Porcignano.Escursione tra i boschi dei partigiani alla ricerca del Castello d'Elci, le Terme delle Galleraie Superatolo dopo circa 1 km raggiungiamo un’altro bivio (11 km percorsi dall’inizio), dove svoltiamo a destra per vedere le Terme delle Galleraie. Una volta visitate torniamo sui nostri passi fino al bivio precedente e proseguiamo a diritto. la strada è pianeggiante e comoda e ci conduce al cimitero d’Elci e alla cappella attigua. Da lì si vede il castello d’Elci, da cui ci separano solo pochi minuti di cammino. Ci arrampichiamo fino all’antica chiesetta senza tetto dedicata a san Antonio da Padova ed al cassero. Raccogliamo del timo selvatico e facciamo una breve pausa nel prato sotto il cassero. Ormai l’escursione è giunta alla fine: torniamo al vecchio cimitero e prendiamo la strada che ora è sulla nostra destra, dopo un poco chiudiamo il nostro anello (al bivio di cui abbiamo parlato prima) e torniamo sui nostri passi fino all’automobile.
8 borghi imperdibili di Toscana
Disseminati ovunque sul dolce territorio costituito per lo più da morbide colline e qualche rada pianura, i borghi toscani sono i luoghi dove più di ogni altri si può percepire l’autentica cultura toscana fatta di piccole cose, quotidianità, cibo, vino, arte, artigianato, modi di dire e paesaggio.
Alcuni di essi sono piccoli e difficilmente rientrano nei percorsi turistici maggiori, ma proprio per questo meritano uno sguardo più da vicino. Vi proponiamo quelli che secondo noi sono i borghi imperdibili di Toscana.

I borghi imperdibili di Toscana

Bagnone (Massa Carrara) – I borghi imperdibili di Toscana
Può un borgo così minuscolo sprigionare un fascino tanto intenso? Il piccolo borgo fatto in pietra scura si articola ad anelli semi-concentrici e discendenti intorno all’antico castello, che sorge su un altura. Scendendo si giunge al suggestivo ponte a schiena d’asino che attraversa il fiume con le sue acque limpide. Non perdetevi neppure un dettaglio.
Volterra (Pisa) – I borghi imperdibili di Toscana



Volterra è una vera e propria città medievale perfettamente conservata. Sfido chiunque a trovare un borgo che sappia più di questo trasportarvi nel medioevo: vicoli, mura, palazzi e chiese vi stregheranno. Oltre a questo la città ospita musei di pregio come la Pinacoteca e Museo Civico o il più famoso Museo Guarnacci. Girovagando per le case in pietra con interessanti rifiniture vi imbatterete anche nei resti lasciati dagli etruschi. Volterra fu infatti anche potente e importante città etrusca, facente parte delle dodici Lucomonie citate da Strabone.
Isola Santa (Lucca) – I borghi imperdibili di Toscana
Il piccolo borgo sembra un borgo incantato, sorto sulle rive del lago in cui si specchia, ma in realtà il borgo è nato molto prima del lago, come hospitales per i pellegrini che transitavano dalla Versilia alla Garfagnana. L’invaso artificiale fu costruito infatti solo negli anni ’50. Visitatelo. Per maggiori informazioni leggete questo post: Il borgo incantato di Isola Santa.
Bagno Vignoni (Siena) – I borghi imperdibili di Toscana
Siete mai stati in un borgo la cui piazza centrale è interamente occupata da una vasca d’acqua termale fumante? Sono sicura che a meno che non abbiate già visitato Bagno Vignoni, non avete mai visto niente di simile e difficilmente lo vedrete. Purtroppo oggi non è più possibile mettersi il costume e tuffarsi nella vasca di fronte alla chiesa, ma il fascino del borgo rimane intatto.
Santa Fiora (Grosseto) – I borghi imperdibili di Toscana
Arroccato sulle pendici del Monte Amiata il borgo di Santa Fiora è incantevole: il suo aspetto è tipicamente medievale, antichi palazzi, rocche, viuzze strette che portano il nome mestieri di pescatori. Passando sotto archi e svoltando lungo le numerose stradine si assapora  la ricca storia del posto, fatta di famiglie nobiliari, minatori e pescatori. A Santa Fiora si trova infatti una splendida peschiera dove andare  a cercare refrigerio nelle torride giornate estive, oltre che un caratteristico ghetto degli ebrei tutto da visitare.
Sorano (Grosseto) – I borghi imperdibili di Toscana
Noto come la Matera toscana, Sorano è un antico borgo le cui origini risalgono ai tempi degli Etruschi, come testimoniano le misteriose vie cave e le necropoli sparse nei suoi dintorni. I suoi vicoli tortuosi, i vetusti edifici e il panorama eccezionale lo rendono un luogo unico.
Vicopisano (Pisa) – I borghi imperdibili di Toscana
Meno conosciuto e noto di altri paesini toscani, Vicopisano è un borgo che sorge alle pendici del Monte Pisano. La sua origine medievale traspare da ogni particolare. Le case sono arroccate intorno alla Rocca del Brunelleschi e nel paese si possono osservare alcune interessanti torri tra cui quella dell’orologio che dovrebbe essere restaurata a breve.
Lucignano (Arezzo) – I borghi imperdibili di Toscana

Anche questo borgo vi farà fare un salto nel medioevo, i vicoli sono stretti ed hanno un andamento a spirale che vi farà salire lentamente fino all’affascinante piazza centrale…