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SALUMI FAI DA TE

Ma forse non ve l'ho detto delle mie origini calabresi, ecco spiegato il mio amore per il piccante..
Ora vi racconto...

La maialatura in Calabria è un rito dalle origini antichissime (pare addirittura risalente ai tempi della Magna Grecia), che affonda le sue radici nella storia e, in particolare, nella necessità delle famiglie di approvvigionarsi di una certa quantità di carne di maiale, una tra le poche fonti di proteine, che avrebbe rappresentato la scorta per tutto l’anno.
Oggi questa impellente esigenza, che poteva fare la differenza fra una vita  dignitosa ed una veramente grama, con l’emancipazione ed il benessere è venuta meno. Ma può essere sempre interessante ed intrigante sapere come sia possibile realizzare alcune provviste, partendo dalla carne fresca di maiale. Può essere solo curiosità, voglia di mettersi in gioco – o anche solo amore per le proprie origini, da cui scaturisce il desiderio di ricucire un legame con la propria terra. Ecco allora il modo, piuttosto semplice, per preparare in casa dell’ottimo guanciale partendo dalla carne fresca comprata dal macellaio di fiducia.
Il guanciale, lo dice la parola stessa, è la parte della guancia del maiale, e una volta essiccata, è una tra le parti più gustose e saporite. Impossibile fare una buona pasta all’Amatriciana, senza un buon pezzo di guanciale.
Vediamo allora come procedere.

Come fare il guanciale di maiale in casa: procedimento passo per passo

Una volta acquistato il pezzo di carne rigorosamente attaccato alla sua cotenna, bisogna salarlo abbondantemente con sale fino. A questo proposito è consigliabile versare una grossa quantità di sale in un recipiente largo, intriderne tutta la carne e lasciarla adagiata sul sale.

Coprire il tutto con un panno da cucina. Ogni giorno bisognerà massaggiarlo con il sale senza aver paura di salarlo troppo, perché la carne assorbirà solo il sale di cui necessita per eliminare tutta l’acqua. Se il clima è caldo, basteranno una decina di giorni, il calore infatti scioglierà il sale sul pezzo di carne velocizzando l’essicazione. Se invece la temperatura è rigida, di giorni ne occorreranno una quindicina.

Dopo averlo massaggiato con il sale per il tempo sufficiente (quando il guanciale avrà perso la sua acqua), dovrà essere ricoperto di peperoncino macinato ed appeso a stagionare in un luogo fresco ed asciutto.

L’ideale sarebbe affumicarlo per mezz’ora al giorno per una decina di giorni, accendendo un fuoco nella stessa stanza dove è appeso, usando della legna aromatica secca (olivo, alloro, quercia ecc.), ma poiché questo passaggio richiede ampi spazi, tempo ed energie, è possibile omettere questa fase e godersi la stagionatura del guanciale fatto in casa.

La nduja è un tipico insaccato calabrese a base di carne di maiale e peperoncino, che ha ormai da tempo varcato i confini regionali finendo per essere apprezzato nel resto della nostra penisola ed anche oltre i confini italiani. Le origini della ‘nduja sono abbastanza controverse; per alcuni studiosi fu introdotta dagli spagnoli intorno al 1500; per altri, invece, questo insaccato é da ricondurre al Viceré di Napoli Gioacchino Murat, quando introdusse in Italia un salame di trippa francese chiamatao“andouille”. Sembra che Murat abbia fatto distribuire gratuitamente la “andouille” per accattivarsi le simpatie dei Lazzari partenopei durante la dominazione francese del regno di Napoli.

Certo è che la ‘nduja nasce dietro l’esigenza di utilizzare anche le parti meno nobili del maiale. In passato, infatti, era composta prevalentemente da frattaglie. Nel corso degli anni ha assunto connotati diversi giungendo a noi così come la conosciamo: un insaccato morbido e pastoso, dal sapore avvolgente, deciso e piccante, capace di insaporire sughi, caratterizzare inimitabili bruschette, condire pizze, valorizzare formaggi stagionati, esaltare semplici frittate, aromatizzare legumi, fare da supporto ad intingoli con cui condire la pasta, esaltare il gusto di pietanze a base di carne.

La ‘nduja è costituita da parti grassi e precisamente dal lardello, guanciale e pancetta; è questo il motivo per cui rimane morbido anche dopo la stagionatura. La carne grassa tritata insieme al peperoncino fresco dolce, viene salata e miscelata con del peperoncino piccante in polvere; quindi insaccata nel budello cieco del maiale. Legato il budello con dello spago da cucina, la ‘nduja deve essere affumicata con del legno aromatico, di solito robinia o ulivo e successivamente stagionata in luoghi asciutti ed areati, per un minimo di tre mesi ad un massimo di cinque, a seconda della pezzatura. In questa preparazione unica nel suo genere, oltre alla genuinità delle carni, un’importanza strategica la riveste il peperoncino; questo dovrebbe essere del tipo coltivato in Calabria ed esattamente a Monte Poro. La caratteristica che lo contraddistingue da tutti gli altri tipi è quella di avere una polpa molto sottile, facile quindi da essiccare al sole senza rischi di marcescenza.

Il paese di origine della ‘nduja è Spilingo in provincia di Vibo Valencia e – a difesa della produzione locale – l’Associazione Provinciale Agricoltori ha messo a punto un disciplinare molto ferreo in cui vengono definite molto rigidamente le materie prime da utilizzare e i vari passaggi di lavorazione previsti dalla ricetta originale della nduja calabrese. La nduja ha ottenuto, infatti, la Denominazione di Origine Protetta. Ma la ‘nduja ormai, così come il peperoncino, è sinonimo di Calabria e oggi viene prodotta in tutta la regione, nel rispetto comunque dell’originalità delle materie prime e dei processi di lavorazione. Ma passiamo ora alla ricetta vera e propria.

Ricetta della soppressata calabrese: ingredienti

1 kg di carne magra (coscio-spalla)
150 gr di lardo (serve per rendere più morbido l’insaccato che altrimenti risulterebbe troppo legnoso)
20 gr di sale fino
7 grammi di peperoncino piccante
7 grammi di peperoncino rosso dolce (il peperoncino dolce serve per colorare la carne di un bel rosso vivo)
Budello di maiale (il budello deve essere quello dell’intestino cieco)
Oltre alle materie prime, per confezionare in casa questo salume, è necessario avere (o affittare) una macchinetta per insaccare, fondamentale per la fase dell’insaccatura della soppressata.

Come preparare in casa la soppressata calabrese: raccomandazioni utili

La prima fase della lavorazione consiste nel macinare la carne insieme al lardo. Anticamente il tutto veniva fatto in punta di coltello, ma oggi per velocizzare è meglio usare un comune tritacarne. Un’attenzione particolare dovrà essere rivolta al budello naturale in cui verrà insaccata la soppressata.
Il tratto di intestino di maiale usato per insaccarla è l’intestino cieco: è lungo da 25 a 45 metri ed è consigliabile tagliarlo in più pezzi per facilitare sia il lavaggio che la fase di riempimento. È assolutamente necessario lavarlo con acqua fredda, anzi freddissima al fine di evitare qualsiasi proliferazione batterica.
Anche la temperatura dell’ambiente in cui si andrà a produrre il salume deve essere piuttosto bassa: è consigliabile che  sia al disotto dei 19°C.


VOGLIO FARE LA SALUMIERA

Non c'è niente di più godurioso per il palato che mangiare qualcosa preparato con le nostre mani...
E specialmente dopo che si è dovuto aspettare dei mesi prima di poterlo assaporare!
E' il caso della lonza, fatta e stagionata a casa nostra. Se volete provare, seguiteci passo passo...

Acquistate un trancio di capocollo o di filetto di maiale dal vostro macellaio di fiducia: il capocollo è quella parte in cui trovate sia il grasso che la carne...
 

Due capi d’aglio sbucciati e pestati a mortaio, oltre al contenitore, avete bisogno di
sale grosso,
pepe nero, possibilmente macinato fresco,
vino bianco di ottima qualità retina elastica per lonze,
budello naturale di suino per lonze...pepe macinato al momento e un litro d’aceto scaldato sono l’unguento fisioterapico per disinfettare e abbonire la carne da salare e stagionare.

Quaranta minuti sotto questo balsamo profumato, lavaggio con aceto freddo, asciugatura con un panno e carne coperta sotto uno strato di sale per un paio di settimane la spalla, una settimana il capocollo che poi sarà avvolto fra foglie di alloro, carta gialla e quindi appeso.

Fare queste cose non è difficile, ma il risultato qualitativo, oltre la bontà della materia prima,  lo dà sempre un luogo giusto per la stagionatura.

 Prendete la lonza e massaggiatela uniformemente con il sale grosso; lasciando solo il sale che le rimane attaccato, mettetela nel contenitore bucato, inclinato in modo da far defluire il liquido, e posizionatela in un posto molto fresco.
Visto le temperature delle settimane scorse, noi le abbiamo messe fuori, poggiate sulla vaschetta esterna e coperte da uno strofinaccio.
La lonza dovrà rimanere sotto sale per almeno 48 ore. Ogni tanto date un'occhiata e, se manca il sale in qualche zona, rimettetelo. vaschetta esterna e coperte da uno strofinaccio.Prendete la lonza e sciacquatela sotto l'acqua corrente, eliminando così tutto il sale... Utilizzando un contenitore, versate il vino e lavateci ben benino la lonza.
Abbiamo detto che il vino deve essere buono, perchè anch'esso contribuisce all'aroma del salume...

Ora è il momento di massaggiare la lonza con il pepe... Passatelo bene da tutte le parti e soprattutto nelle fessure della carne...

 Mettete la lonza a scolare un po', in modo che perda qualsiasi traccia di liquido. A questo punto la lonza  è pronta per essere destinata al luogo di stagionatura, categoricamente fresco e ventilato, che la vedrà "stare" per almeno due mesi...

VOGLIO FARE LA SALUMIERA

Ormai sono diventata un esperta di insaccati, la mia bresaola di lonza e' venuta buonissima, ma so che devo istruirmi di piu', a proposito a marzo facciamo la "maialata al rifugio" e li si che ci diamo dentro con salciccie sopprassate, salamini e chi piu' ne ha ne metta. Ovvia scriviamo qualche ricetta:

 

IL CAPOCOLLO FATTO IN CASA


cosa serve:

per la salatura:

2,5 kg. di maiale 




del capocollo

1 kg. e 1/2 di sale fino


per l'agliata:

1 lt. di aceto bianco

1 manciata di sale

4 spicchi d'aglio

1 rametto di rosmarino

1 cucchiaino di pepe

1 cucchiaino di peperoncino


per l'"impanatura":

3/4 di bicchiere* di sale

1 bicchiere scarso di pepe

1/2 bicchiere scarso di peperoncino (usare peperoncini piccoli e macinati al mixer, non polvere)

1 manciata di semi di finocchio


*usare i bicchieri di carta come misura


utensili:

ciotole, bacinelle, spago, carta di budello vegetale (o carta forno) carta paglia.

 

Come procedere:

Prendi una grossa ciotola, meglio se di vetro, fai uno strato di sale fino sotto e poggiaci il pezzo di capocollo. Coprilo bene con il resto del sale, e abbi cura che ne sia completamento avvolto. Non si deve vedere carne. Copri con carta di alluminio, poi mettilo in frigo per 72 ore esatte.

Dopo 3 giorni, tira fuori dal frigo e lava bene la carne togliendo tutto il sale che nel frattempo avrà assorbito molti dei liquidi che la carne tirerà fuori grazie alla salatura.

Metti ora il pezzo su un tagliere di legno ben pulito, e da una forma più regolare possibile al pezzo. Non gettare gli scarti, ma passali al tritacarne e facci un bel sugo


Poco prima avrai preparato l'agliata, così si chiama qui da noi. Prendi una bottiglia di aceto bianco e mettila in una bacinella che possa contenere il pezzo di carne, sbuccia l'aglio e schiaccialo nell'aceto, aggiungi gli altri ingredienti. Lava molto bene la carne, massaggiandola. Questa operazione toglie l'odore e darà alla carne la carica necessaria per affrontare la stagionatura.

Adesso, senza asciugare la carne (altrimenti non aderisce) mettila in una bacinella larga, dove precedentemente avrai preparato l'impanatura con gli ingredienti sopra ben miscelati.

Rotola bene il pezzo di carne facendo attenzione che tutta l'impanatura aderisca bene.

A questo punto, prepara un foglio di carta vegetale o budello e avvolgi strettamente in questo la carne.